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Doctor33 - 11 ottobre 2014

 

Rivedere il decreto di maggio sui precari per sbloccare i concorsi nelle regioni e, nel lungo periodo, togliere la specialità come prerequisito per esercitare in ospedale: sono le misure che per Anaao Giovani possono garantire un percorso d’ingresso in grado di tutelare i futuri medici Ssn, realizzando in qualche modo la “regionalizzazione” dei concorsi sostenuta da Luca Zaia. Il presidente del Veneto chiede al governo di consentire alla regioni virtuose di assumere professionalità senza vincoli, dopo che migliaia di candidati da tutta Italia si sono presentati, organizzati e inattesi, ai recenti concorsi per infermiere nell'Alta Padovana e ostetrica nel Bellunese. «Centinaia di ragazzi ogni anno sono formati nel migliore dei modi nel Veneto e hanno diritto di trovare sbocchi professionali nella regione dove risiedono o dove hanno scelto di imparare una professione».

Il segretario Anaao Giovani Domenico Montemurro trova le richieste di Zaia per niente banali. «Certo – dice Montemurro - la questione non va ridotta a chi è più bravo o meno a vincere un concorso, agli atenei del Nord contro quelli del Sud, ma è tempo di stabilire dei criteri di “federalismo di assunzioni nelle sedi opportune e in questo caso potrebbe essere la conferenza stato regioni a farlo». Il problema di fondo è che «in molte realtà i concorsi sono bloccati, a partire dalle regioni in piano di rientro (da dove si muovono più candidati, ndr)». «Peraltro –aggiunge Montemurro- anche il Veneto ha giovani medici precari. In tutta Italia sarebbe il caso di sbloccare con il Patto Salute prioritariamente le assunzioni dei precari già operativi sul suolo della propria regione. A monte però occorre quantificare regione per regione i pensionamenti. E occorre allentare il meccanismo delle autorizzazioni regionali per l’espletamento dei concorsi oggi richieste per accedere a qualsiasi tipo di contratto, ma senza basi di programmazione alle spalle. A valle c’è il problema dei giovani. «Tra sovrabbondanza di iscrizioni a medicina e scarsità di posti nelle specialità avremo tra qualche anno 12 mila giovani laureati precari e se non si pensa per loro ad una soluzione lavorativa, proposte regionalistiche potrebbero non bastare a proteggere quegli stessi diritti che Zaia afferma». Montemurro evoca «una sorta di jobs act per il giovane medico, in cui si concilino formazione e lavoro. L’idea sarebbe di eliminare la specialità come prerequisito per i concorsi pubblici ma mantenere l’impegno al conseguimento del titolo, nell’ambito di un percorso che coinvolga in pari misura università e ospedali. Queste norme andrebbero in pratica armonizzate con quelle del Dpcm sui precari dello scorso maggio».

Mauro Miserendino