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Intervista su M.D. DIGITAL (Settimanale multimediale di medicina) a Domenico Montemurro, Responsabile Nazionale Settore Anaao Giovani - 22 ottobre 2014

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Il cantante Tonino Carotone aveva ragione. È un mondo difficile e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto. Soprattutto per i giovani aspiranti medici. Neanche il tempo di ridiscutere i test di ammissione alle scuole di specializzazione, dopo lo scandaloso concorso del 17 settembre scorso, ed ecco la proposta del Ministero dell’Istruzione di “accorciare” e riformare le stesse scuole entro il 31 dicembre. Il Governo Renzi adora correre, e il ministro Giannini ha deciso di calzare un bel paio di scarpe da running. I giovani medici non hanno nessuna intenzione di tirarsi indietro e sono ben disposti a ridefinire il loro futuro: quello che certo non va giù, è di doverlo fare per forza a passo di bersagliere. “Abbiamo perso un anno in cui avremmo potuto fare una riforma organica degli ordinamenti didattici, e invece ora ci ritroviamo a dover fare una riforma probabilmente raffazzonata entro il 31 dicembre”, afferma Domenico Montemurro, responsabile nazionale dell’Anaao Giovani. Comunque l’idea di rivisitare e accorciare il percorso di specializzazione piace, soprattutto perché permetterebbe un accesso precoce al mondo del lavoro. “A patto però che non sia continuamente inficiato dai ricorsi al Tar”, aggiunge Montemurro, che ricorda malinconicamente le ultime previsioni elaborate dalla sua associazione: “entro il 2020 dalle università italiane usciranno almeno 12.000 potenziali medici disoccupati a fronte di soli 5.000 contratti di specialità”. Occorre una soluzione, e l’Anaao Giovani propone un vero e proprio Jobs Act da applicare anche al settore pubblico, che permetta “ai neolaureati di entrare precocemente nel Sistema sanitario nazionale, formandosi lì e iniziando a versare un po’ di contributi, lasciando alle università la parte della formazione teorica”.

Qualche suggerimento al gruppo di lavoro del Miur arriva anche dai giovani medici della Sigm, felici per la riforma e un po’ meno per la fretta. “Per quanto i tempi stretti, imposti dalla norma di legge, non consentiranno probabilmente di esitare un lavoro certosino”, i rappresentanti della Sigm ritengono che la riforma potrebbe “apportare un significativo miglioramento nella qualità dell’organizzazione e strutturazione della formazione degli specializzandi italiani. “Abbiamo chiesto che il gruppo di lavoro, esitata la proposta di riordino, possa essere incaricato di produrre e capitalizzare il lavoro già avviato nella Commissione Carrozza chiesto – aggiungono i giovani medici in una nota - con particolare riferimento all’istituzione della laurea abilitante in medicina e chirurgia (utile riforma che potrebbe eliminare gli attuali tempi morti), alla regolamentazione della strutturazione ed organizzazione delle reti formative (a fronte dell’attuale eterogeneità di comportamenti), all’adozione di indicatori di performance da monitorare al fine di valutare l’apporto alla formazione delle varie unità operative alle reti formative integrate”. Infine, a fronte della riduzione della durata dei percorsi formativi, chiedono “garanzie in merito alla possibilità di impiegare i 18 mesi previsti per la formazione all’estero”. In ogni caso, per perfezionare ulteriormente le proposte al Miur, la Sigm rinnova l’appello più volte rivolto a consulte, coordinamenti e associazioni di specializzandi attivi nelle società scientifiche per lavorare in maniera partecipativa e recepire proposte in tema di riorganizzazione e razionalizzazione dell’offerta formativa post lauream di area sanitaria. Tutti ai blocchi di partenza, dunque, che il cronometro sta per scattare.

Elisa Buson