Il Sole 24Ore Sanità - 29 aprile 2015
di Domenico Montemurro (responsabile nazionale Anaao Giovani)
Il patto generazionale più volte annunciato dal Governo, da attuare con una “staffetta ” e inserito in diversi provvedimenti, è stato clamorosamente disatteso. E' ben noto che i giovani camici bianchi una volta laureati, sia che abbiano o meno conseguito la specializzazione, entrano nel mondo del lavoro tardi, a una età che sfiora i 40 anni o anche più, dapprima con contratti precari e poi se fortunati con tempi indeterminati.
E’ quindi in atto una rottamazione per il guazzabuglio legislativo, ma non solo. Ce n’è un’altra, psicologica, che porta a una demotivazione che non ha limiti anagrafici. I dichiarati esuberi, dipendenti in mobilità coatta, emendamenti sui pensionamenti sempre più confusi per mancanza di coperture economiche, di fatto, rendono il Ssn e gli operatori che ci lavorano, ingessati su un assetto organizzativo che per alcuni versi denota un vero e proprio oscurantismo medioevale.
Senza entrare nel merito della decurtazione del Fondo sanitario nazionale confermata nel Def 2015 con il suo impatto su capitoli di spesa sensibili per la sanità, mi preme ricordare una serie di provvedimenti che anziché rinvigorire, seppur nei propositi, le speranze di assunzioni di giovani medici, hanno deluso nella loro applicazione.
Le parole d'ordine “Semplificazione e flessibilità nel turn-over”, contenute nella legge sulla pubblica amministrazione, si sono dimostrate un contenitore vuoto nel momento in cui le aziende sanitarie, dovendo prevedere un piano di pensionamenti, non hanno dato il via ad assunzioni nella misura del 40% per il 2015, del 60% per il 2016, dell’80% per il 2017, del 100% a decorrere dal 2018, vincolate a clausole di salvaguardia economica.
Se poi le Regioni optano per mega ospedali, riduzioni di posti letto con ridistribuzione di risorse umane, accorpamenti di reparti, un’organizzazione per intensità di cure che non ha ragion d'essere se non contestualizzata, le amministrazioni ospedaliere non esiteranno a voler fare bella figura, riducendo i propri debiti sulla pelle dei giovani. Ed ecco la giustificazione alle clausole di salvaguardia economica.
Il patto della salute si è ridotto a un agorà di annunci ossessivi, cosi declamato negli intenti di intervenire sullo sblocco del turn-over, che miseramente è stato neutralizzato dalle Regioni che hanno rinunciato a trasferimenti statali, dimostrando chiaramente come nella loro agenda non esistano le parole sanità e giovani.
Un patto franato anche nelle proposte discutibili di alcuni tecnici sull'art 22 in cui si è cercato di risolvere il “problema” dell'imbuto della formazione medica ( da fonti di stampa per il 2015, 4.000 contratti) con proposte al ribasso per creare medici di serie B.
D’altro canto il Dpcm sui precari si è rivelato un vulnus sulla staffetta generazionale, quando con i suoi criteri (contratto di lavoro subordinato a tempo determinato non inferiore ai tre anni nell'ambito del quinquennio precedente e proroga dei contratti a tempo determinato del suddetto personale sino all'espletamento delle procedure concorsuali e comunque non oltre il 31 dicembre 2018), ha consegnato alle aziende sanitarie quel grado di libertà per bypassare ogni ostacolo ed evitare di stabilizzare i giovani medici.
Infatti alcune amministrazioni (ad esempio) possono prorogare i contratti fino a fine dicembre 2015, per chi ha i tre anni al 2013 (con possibilità di proroga fino a Dicembre 2016) e per chi non ha i tre anni il cui contratto scade a dicembre 2015.
Come se non bastasse le aziende per assumere personale a tempo determinato utilizzano graduatorie di concorsi a tempo indeterminato risalenti al passato (anche prima del 2002) sia nella propria regione che in quelle limitrofe.
Emerge chiaramente come la discrezionalità sia imperante soprattutto in Regioni in bilanci di rientro, senza volontà alcuna di bandire concorsi, né tantomeno di considerare chi lavora da più anni. Allora non basta impegnare il Governo a “ salvaguardare livelli e qualità dei servizi sanitari” con un emendamento al Def 2015. Anche perché basta una ricerca su google per trovare un lungo elenco di impegni in Sanità, poi maldestramente disattesi.

















