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NAZIONE  Carlino  GIORNO  05 settembre 2015
GLI OSPEDALIERI  IL LEADER: DIMEZZARE I TERMINI DI PRESCRIZIONE
«Temo l'accusa di omicidio colposo» Il chirurgo: è un incubo perenne

LA SALA operatoria fa venire i brividi anche 2 quelli che d lavorano dentro: il pensiero che ci sia un avvocato dietro l'angolo, che i familiari vengano a rivalersi per una cura che non ha dato l'esito sperato è la prima preoccupazione dell'86% dei chirurghi italiani (dati Acoi). Costantino Troise, segretario nazionale del sindacato ospedalieri (Anaao Assomed) avverte l'urgenza che il ministro della Salute tuteli medici e pazienti alla pari.

Dottore, perché le accuse ai sanitari sono triplicate?

«Lavoriamo con standard di qualità elevatissimi, ma l'Italia, con Messico e Polonia, è tra le poche nazioni al mondo senza un profilo specifico per il reato sanitario. Detto in altri termini, manca una legge, il medico in corsia è assillato dal pensiero di uscire dal reparto con una accusa di omicidio colposo, i pazienti o i loro familiari vengono sollecitati a rispolverare episodi che risalgono anche a più di dieci anni fa».

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«Risconosce quello che i sindacati medici denunciano da anni, e anche la Cassazione lo rileva quando parla di comportamenti opportunistici nei legali che muovono denunce spesso infondate».

Ma i numeri non indicano un contenzioso in crescita?

«Non è il numero delle denunce che ci colpisce (in Italia 33mila nel 2014, tra medici e strutture) quanto la facilità con cui vengono impiantate e il ricorso facile al versante penale. La legge? Sono due anni che si rincorre, e la politica sembra aver lasciato campo libero alla magistratura».

I legali e gli assicuratori che ruolo hanno?

«Il governo obbliga i medici ad assicurarsi, come avviene per le auto, ma il settore non è regolato, si trovano sempre meno compagnie disposte a tutelare il rischio di eventi avversi, e l'importo dei premi è salito alle stelle».

Perché dice che la politica tarda a trovare soluzioni?

«Perché da anni i disegni di legge non riescono a superare l'aula della commissioni».

Per quale motivo?

«La soluzione è stata demandata ai percorsi parlamentari, che di questi tempi non sono certo celeri. Siamo alle solite».

Un auspicio rivolto al ministro?

«Di accelerare l'iter della legge. Un testo unico che la prossima settimana inizia il suo percorso dopo due anni di attesa, la somma di otto proposte di legge di vari deputati che si sono collegate».

Quali dovrebbero essere le novità di una legge che rispetti tanto il medico quanto il paziente?

«Ancora oggi esiste un termine di dieci anni prima della prescrizione, il medico lascia in eredità ai figli il contenzioso, questo non ha senso e va superato».

Si riferisce ai legali che vanno a pescare vecchie storie per partire con nuove richieste di indennizzi. E gli altri contenuti?

«Si sente l'esigenza di definire per legge la colpa grave, come è stata precisata per i magistrati. Abbiamo bisogno di strumenti di conciliazione prima di finire per scannarsi in tribunale. E un sistema per cui la responsabilità del medico venga inquadrata sotto un profilo extracontrattuale, che riduca i tempi di prescrizione a 5 anni».

E chi liquiderebbe i danni?

«Come per le assicurazioni auto, il cittadino di fronte a un sinistro deve chiamare in causa l'assicurazione anziché attaccare il dipendente. Sui contenuti della legge siamo d'accordo, anche l'onere della prova che non tocca più al medico ma a chi promuove l'azione legale. Sono i tempi che vorremmo velocizzare».

Altrimenti come va a finire?

«Non si troveranno giovani medici e chirurghi disposti a rischiare, li cercheremo all'estero».

 

Alessandro Malpelo