Stampa

Il Giornale di Vicenza – 16 marzo 2023
SAN BORTOLO Ieri mattina, dopo l'ennesima aggressione, sit-in del personale sanitario
Non possiamo trascorrere i turni con la paura: sono necessarie azioni - Roberto Nicolin Infettivologo, rappresentante Anaao
«Fatti gravissimi che non sono più tollerabili e che ci impediscono di svolgere al meglio il nostro lavoro: serve la mobilitazione di tutti»

«Non tollereremo più alcun atto di violenza». Il messaggio è chiaro e non lascia spazio a repliche. L'ultima aggressione a un medico è stata, è il caso di dirlo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto il personale sanitario alla protesta.

La protesta Ieri mattina è scattato il sit-in davanti all'ospedale. Una mobilitazione organizzata lunedì pomeriggio, subito dopo che un 34enne di origini cinesi ha tentato di strangolare una dottoressa del pronto soccorso che stava monitorando le condizioni di suo padre. La vittima ha perso i sensi e l'episodio avrebbe potuto avere un epilogo ben più serio se i colleghi non fossero intervenuti tempestivamente.
Immediata la presa di posizione di Anaao Assomed (sindacato medici e dirigenti sanitari servizio sanitario nazionale) che ha dato appuntamento a medici, infermieri e personale ospedaliero davanti all'ingresso principale per ribadire la piena vicinanza alla collega e sottolineare, ancora una volta, che nessuna violenza è tollerabile nei luoghi di lavoro. Quella di lunedì è stata infatti solo l'ultima di una serie di aggressioni, sia fisiche che verbali, che si sono verificate negli ultimi tempi ai danni del personale ospedaliero, e che hanno portato tutti ad uno stato di insicurezza ed esasperazione. Un clima in cui è difficile esercitare il proprio lavoro serenamente. Si assiste ad una progressiva e inarrestabile disaffezione nei confronti della professione. Denunce, minacce, vessazioni e turni massacranti si ripercuotono sulla sicurezza dei lavoratori e aumentano esponenzialmente il rischio clinico. I medici mettono inoltre in luce come le violenze sugli operatori sanitari siano ormai diventate un bollettino di guerra quotidiano, al punto che ormai non sono più ritenute sufficienti delle semplici misure deterrenti. «È necessario un inasprimento delle pene -hanno considerato - per chi commette violenze sugli operatori». «La nostra professione non viene più rispettata - commenta Giacomina Pavan, microbiologa all'ospedale San Bortolo - a scapito anche della nostra serenità durante il lavoro. Nel momento in cui ci approcciamo a un paziente e sappiamo che potrebbe farci del male perdiamo anche la capacità di un giudizio sereno riguardo al caso clinico che ci troviamo davanti».

L'escalation L'ultima aggressione, insomma, è stata solo la punta dell'iceberg: vessazioni, maltrattamenti psicologici, minacce sono in costante aumento, come del resto hanno dimostrato i numeri diffusi in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosa-nitari, che si è celebrata domenica scorsa: nel 2022 in azienda sono state segnalate 110 aggressioni, 88 verbali e 22 fisiche. «Gli atteggiamenti aggressivi e provocatori sono difficili da affrontare ogni giorno, anche se siamo preparati ad arginarli - ribadiscono ancora i medici -. È una situazione molto grave, a cui deve essere posto immediatamente rimedio. Noi non siamo più in grado di difenderci da soli». «Quello che è successo in pronto soccorso è gravissimo - dichiara il dottor Roberto Nicolin del reparto di malattie infettive e tropicali e rappresentante Anaao, nonché organizzatore del flash mob di ieri mattina - le aggressioni di questo tipo sono sempre più frequenti e noi siamo totalmente impreparati a rispondere. Abbiamo bisogno di maggiore sicurezza sul nostro posto di lavoro. Cosa più grave ancora, questi episodi avvengono molto più spesso a spese di colleghe donne».

L'appello «Stiamo affrontando - continua Nicolin - un momento di grave crisi all'interno dell'ambiente sanitario, e non possiamo permetterci di avere paura di andare al lavoro. Siamo passati da essere eroi durante la pandemia ad essere, appena pochi mesi dopo, vittime di violenze come quella appena avvenuta. Con questa iniziativa chiediamo a tutte le istituzioni e a tutti i cittadini che hanno a cuore il Sistema sanitario nazionale di non sottovalutare episodi come questo e di mobilitarsi in tutte le sedi per favorire un migliore e più sicuro accesso alle cure ai pazienti, e condizioni di lavoro adeguate a tutti gli operatori sanitari».

Giulia Arnaldi