Segretario Regionale: Luca Barutta

Il Gazzettino Nordest – 22 luglio 2018
La storia/1 Paolo Volpato
«Un tempo le guardie e le notti le facevano i neo assunti, adesso si va avanti fino a fine carriera. Ho preferito lasciare»

Leggi l'articolo su quotidianosanita.it - 23 luglio 2018
I sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria sollecitano il Viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia per trovare soluzione allo sblocco della trattativa per il rinnovo del contratto in corso all’Aran. “Dopo nove anni la trattativa necessità quanto prima della completa disponibilità delle risorse indispensabili alla stipula di un contratto nazionale fondamentale per l'efficienza della sanità pubblica del Paese”.

Leggi l'articolo sul Corriere del Veneto – 23 luglio 2018
Vittime di aggressioni da parte di pazienti e familiari. «Che inferno, duro lavorare così»

Il Gazzettino Rovigo – 22 luglio 2018
Il mondo gioioso della sanità primeggia sulle prime pagine dei quotidiani. Purtroppo questo meraviglioso clima di tanto in tanto sembra essere turbato dalla eccessiva disponibilità nel promettere della dirigenza dell'Ulss 5.

Corriere del Veneto – 22 luglio 2018
La commissione salva i parti in centro storico. Portogruaro in bilico

La Nuova Venezia – 22 luglio 2018
Allarme per il comportamento violento dei pazienti in attesa Infermieri preoccupati: «Siamo diventati un bersaglio»

Corriere del Veneto – 22 luglio 2018
In Commissione il nuovo PSSR Veneto

Il Gazzettino - 22 luglio 2018

In questi giorni leggo delle polemiche sorte per l'iniziativa del Ministero della Sanità di chiudere i punti nascita con meno di 500 parti/anno. Nel Veneto tra gli altri, Piove di Sacco e Adria.
Io sono un anestesista rianimatore e quindi parte in causa in queste vicende, tutt'ora in attività presso la Ulss 5. Premetto che parlo a titolo strettamente personale e quindi è un mio convincimento che chiudere i centri con poche nascite sia un fatto positivo e ora provo a spiegarne le ragioni. La gravidanza e il parto è risaputo siano dei fatti fisiologici, ma sappiamo altrettanto che per motivi diversi possono diventare rapidamente delle situazioni drammatiche e patologiche da mettere seriamente in pericolo madre e nascituro. Se consideriamo che sempre più spesso le donne partoriscono in età più matura, oppure con procreazione assistita, oppure con patologie varie, il rischio che il parto sia complicato aumenta notevolmente e disporre di un centro in grado di far fronte a quella che è una vera emergenza fa la differenza nel preservare la vita di entrambi i pazienti. Un centro che assiste 300-400 parti sicuramente non può avere una casistica che consenta di mantenere un'adeguata esperienza. I comitati che si ergono a paladini del mantenimento di tutti i punti nascita, sono sicuramenteanimati da buone intenzioni, ma io vorrei confutare le loro certezze. Sicuramente tra questi ci sono coloro che hanno avuto un parto fisiologico e quindi avere un centro sotto casa per loro è stato un fatto positivo, poi ci sono i vari referenti politici che subiscono le pressioni dei gruppi di opinione. Io vorrei però mettermi per un momento dalla parte di quelli che invece hanno bisogno di un gruppo di operatori, medici e ostetrici, capaci di affrontare le situazioni più complicate. Questi sicuramente si preoccupano meno di avere la sala parto sotto casa e optano per un centro qualificato. Non lo affermo io ma lo dicono i dati di fatto che eseguire 10 o 50 cesarei/anno non sia così senza importanza, così pure per un anestesista eseguire 10 o 50 anestesie o un numero minimo di rianimazioni neonatali. È documentato che il numero di nascite sia drasticamente diminuito in Italia ed è altrettanto vero che possiamo contare su un numero sempre più ridotto di professionisti per una serie oggettiva di motivi (pensionamenti, ridotto numero di medici, scelta degli stessi di lavorare nel privato invece che nel pubblico), per cui non per volontà delle aziende, ma per cause di forza maggiore non si riesce a coprire i buchi nell'organico con la difficoltà a coprire il servizio. A mio modesto parere quindi, chiudere quei punti nascita consentirebbe di migliorare l'organico dei centri più grossi e migliorerebbe la qualità dell'assistenza. Non va trascurato il fatto che la regione Veneto non è così estesa e impervia da rendere irraggiungibili i vari centri e comunque ha una rete capillare del 118 da raggiungere ogni sperduto angolo garantendo l'assistenza di chiunque. Per concludere vorrei raccomandare ai vari comitati dei cittadini e gruppi di pressione di lasciare più autonomia ai tecnici e avere maggior fiducia nell'organizzazione.
Flavio Michielan

Corriere del Veneto – 22 luglio 2018
Al Pronto Soccorso, tra ressa e parenti cafoni «Dottore, si muova, nei faccia una gastroscopia»

Il Giornale – 22 luglio 2018
Picchiata per aver chiesto di rispettare i turni Grillo: «Basta aggressioni, pronto un ddl»

Corriere del Veneto – 22 luglio 2018
Benazzato (Anaao) Negli ultimi sei mesi, 60 colleghi hanno lasciato il servizio pubblico: carichi di lavoro eccessivi
La Regione: «In fuga nel privato. Colpa del ministero che ha sbagliato programmazione»

Il Gazzettino – 21 luglio 2018

Il Mattino di Padova – 21 luglio 2018

Il Giornale di Vicenza – 21 luglio 2018
Zaia ha ribadito al ministro la necessità di tenerlo aperto

Dirigenza Medica
alfabeto del giovane medico
La busta paga del medico dipendente